la Legge del Principio

Possiamo anche definire così la Legge del Principio

Ogni l’esistenza, ogni la forma, ogni avvenimento, ogni atto si manifesta in tre piani – né collegati, né separati, appartenenti ad una sola e stessa realtà – aventi in comune uno stesso Principio, neutro, inafferrabile e immateriale.

« L'Evidenza » Ed. Dauphin Blanc 2011


 Dalla notte dei tempo, l’uomo si interroga sul suo posto nell’universo, la sua origine, il senso della sua vita. Guarda il cielo e lo interroga in attesa di risposte, sia implorandolo, sia rendendogli grazie, e talvolta anche insultandolo! Cerca un segno, una guida, un maestro che “sappia” per lui, che lo conduca verso la verità, verso la luce, che risponda a tutte le sue domande. A meno di un atto di fede, nessuna risposta è pienamente soddisfacente. Allora ciascuno ha la sua interpretazione, la sua concezione del mondo, seguendo la propria lettura, la propria opinione, o la propria cultura. Con la legge del Principio (1) vi propongo una visione che rovesciando lo sguardo non passa attraverso alcuna credenza, alcun dogma, alcuna verità esterna a voi stessa. Attraverso questo comportamento, saprete come essere in pace, in accordo con noi e con il mondo, essendo voi stessi la vostra guida. E’ un atteggiamento fatto di constatazione che trasforma radicalmente e definitivamente la vostra vita. In effetti .....”piuttosto che cercare di dare un senso alla vita, comprendiamo come la vita prende senso in noi” (2) Tutto ciò che ci succede è in effetti portatore di un senso. E’ la rivelazione del “Principio” delle cose e degli avvenimenti del nostro quotidiano, o del passato che ci permette di considerarli con uno sguardo differente. Imparare a leggere i segni della vita, è “avere la certezza assoluta che ogni cosa ha un senso...”. Sì, ma quale? Da sempre abbiamo studiato le nostre malattie o i nostri avvenimenti di vita come la conseguenza di un aggressore, di un fattore scatenante anteriore, di un conflitto, o come il risultato di una soluzione inconscia di sopravvivenza. Sapendo che attraverso questa stessa “sopravvivenza” con la nostra “Impronta di nascita” riproduciamo in permanenza il vissuto e il risentito dei nostri genitori, comprendiamo che facciamo esattamente quello che dobbiamo fare. Ciò che apporta la Bioanalogia (3) è un capovolgimento di tutti i concetti conosciuti fino ad ora, trasformando definitivamente ogni avvenimento pesante e difficile in un Talento Unico originale e singolare. Considerando gli avvenimenti della nostra vita con un altro sguardo per estrarne il Principio, scopriamo che questi sono in totale risonanza con la struttura del vissuto/risentito dei nostri genitori. E’ una prima presa di coscienza importante. Occorre comprendere che non c’è alcun giudizio in questo! Ciò che s’inscrive nell’ Impronta non è né positivo né negativo. Non c’è neppure nulla da deprogrammare: facendo ciò che facciamo, giorno dopo giorno, ciascuno di noi fa esattamente quello che deve fare. La grande differenza è che abbiamo la scelta di farlo:

  • sia nell’inconscio biologico, rivivendo nella stessa pesantezza il vissuto/risento dei nostri genitori, in ripetizione ciclica generata in questo ciclo di 27 mesi sotto il peso del nostro inconscio biologico e lottando in permanenza contro gli avvenimenti,
  • sia in coscienza, vale a dire cambiando lo sguardo sull’avvenimento nella leggerezza e la pace. Vale a dire liberando completamente la nostra creatività attraverso l’espressione del nostro Talento creativo.

Non è sempre facile comprendere ciò che ci succede, né evidente dare un senso ad un avvenimento doloroso e complicato. Come la maggior parte delle persone, abbiamo l’abitudine di interpretare gli avvenimenti della nostra vita sia in positivo, sia in negativo – sia in bene, sia in male. Dimentichiamo che esiste in terzo piano: il centro, il neutro, l’incontro, il vuoto... Un terzo piano che permette di cambiare lo sguardo, di togliere il peso agli avvenimenti e di vivere in una grande pace interiore diventando pienamente autori della nostra vita. E’ una rivoluzione! Liberarsi consiste nello scoprire il “Principio” (4) dell’impregnazione del vissuto/risentito dei nostri antenati. Si può infine uscire dalla ricerca senza fine della causalità delle nostre sofferenze: la guarigione nasce da una lettura al di fuori della causalità. Ciascuno può allora scoprirsi unico, originale e singolare, per accedere alla propria creatività tratta da un Principio che una volta nominato e messo in coscienza, può diventare la sorgente inesauribile al servizio della nostra realizzazione. La vita è passare dalla riparazione alla guarigione. Riparare è restare vittima. Appena mi situo come vittima degli avvenimenti della mia vita, mi taglio la vita stessa. Occorre liberarsi delle nostre mancanze (5) illusorie come anche del dispiacere di ciò che non siamo. La nostra evoluzione consiste nel prendere coscienza della nostra unicità alfine di assumere l’intera responsabilità della nostra incarnazione. Prendiamo come esempio un signore che da parecchi mesi presenta delle varici ai membri inferiori. Inoltre due volte in qualche mese gli succede di uscire di strada con l’auto. Visto che esprimeva in biologia che uscire dalla strada o avere delle varici era “uscire dalla strada tracciata” mise immediatamente in pratica il suo “uscire dalla strada tracciata” rappresenta il suo Talento creativo. In effetti, impegnò l’’azienda familiare che dirigeva in un orientamento non troppo abituale e molto innovativo, iniziativa che non osava prendere. Diventò quindi un creatore della sua azienda che prosperò. Fu alleviato dai dolori alle varici e naturalmente non fece più uscite di strada poiché aveva cominciato coscientemente la sua vita. Suo padre emigrato dall’Est aveva di già costruito un’azienda al di fuori delle norma. Tutta la storia familiare aveva senso sia nell’espressione della sua patologia, o al servizio della sua creatività. Possiamo anche comprendere con qualche esempio come gli avvenimenti della vita rivelano un “Talento creativo”.

  • Farsi rapinare: in che cosa devo riconoscere e far circolare i miei valori
  • Traslochi frequenti: in che cosa devo essere in permanenza nell’accoglimento del nuovo e allargare il mio sguardo sulla vita
  • Incontri amorosi: in che cosa devo lasciarmi aprire attraverso l’incontro amando chi sono
  • Separazione o divorzio: in che cosa devo riconoscermi unico e differente e riconoscere ciascuno come unico e incomparabile.
  • Dimissione dal lavoro: in che cosa devo uscire dall’illusione di una missione personale
  • Perdere le chiavi: in che cosa devo smettere di avere delle “Chiavi tutto fare” per aprire le porte della vita
  • Pagare una multa per divieto di sosta, è dare valore alle proprie fermate: in che cosa nella mia vita devo decidere di fare delle pause?
  • Cadere a terra, è incontrare la Terra, il concreto: in che cosa, nella mia vita, devo vedere le cose concretamente, senza voler scappare?
  • Andare in un fosso con l’auto, è uscire dalla strada: in che cosa, nella mia vita, devo uscire dalle abitudini, dalla mia routine?

Qualsiasi sia la storia dei genitori da cui siamo tratti, possiamo sbarazzarcene sul piano emozionale prendendo in considerazione il principio degli avvenimenti che la compongono. Allora questi avvenimenti non hanno più alcuna importanza e non dobbiamo più interpretarli in positivo o negativo: la problematica che ci si attacca non ci concerne più in quanto energia. E’ questa energia che ci conduce al Talento. Detto altrimenti, possiamo smettere di mantenere la problematica dei nostri genitori, in termini di karma, seguendo la legge della causalità nella prospettiva buddista per vivere la nostra impregnazione di nascita sotto forma di darma, ciò che significa sotto forma di un insegnamento seguendo la legge dell’ordine giusto uscendo da tutte le reazioni. Ci appartiene di rivelare l’unico che siamo, utilizzando coscientemente le energie che hanno formato la nostra Impronta di nascita, piuttosto che subirne le manifestazione nel nostro inconscio biologico. Tutto questo è una vera rivoluzione nel nostro modo di guardare il mondo, “Occorre ricominciare tutto diversamente” dice d’Abel Gance in una magnifica lettera a sua sorella nel 1955 che ho citato ne “l’Impronta dell’Anima”. Smettiamo di “dire no” all’avvenimento qualsiasi esso sia. Questo atteggiamento ritorna in effetti a “uccidere ciò che è”. E’ ciò che esprime il “tu non lo ucciderai affatto” della tradizione giudaico-cristiana. Questo non significa “tu non ucciderai il tuo vicino” ciò che è nell’ordine morale non spirituale – ma “tu non dirai no al reale”. Uccidere l’avvenimento – negare il reale – ci impedisce di estrarne l’essenza, dunque di evolvere. Ho la convinzione che la nostra evoluzione in quanto esseri coscienti passi attraverso il riconoscimento del nostro Talento - come quello dei nostri limiti –e non attraverso il rimpianto di quello che non siamo!

Di tutto cuore.

Jean - Philippe BREBION


[1] L'Evidence (La loi du Principe) Edition du Dauphin Blanc Septembre 2011

[2] L'Empreinte de naissance. Editions Quintessence Février 2004

[3] Jean-Philippe Brébion est le concepteur de la Bioanalogie. www.bioanalogie.com

[4]Définition de la Loi du Principe nommée dans l'Evidence 2011 (Edition du Dauphin Blanc) p.63.

[5]Incarnarsi è mancare a tutte le altre forme: “mancare” è il principio stesso della nostra incarnazione, poiché facendo la scelta di incarnarci in quanto umani, noi “manchiamo” di tutte le altre scelte possibili...”

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Chi sono gli amici del Piccolo Principe è presto detto: “Oggi più che mai la nostra cultura ci porta continuamente a delegare le nostre scelte per quanto riguarda la nostra salute.......per questo evento c'è il medico. E così anche per la parte spirituale......c'è il prete, e la parte economica......c'è il commercialista e così via. Facciamo sempre più fatica a scegliere per la nostra vita o peggio ancora crediamo di scegliere quando invece non abbiamo sufficienti informazioni per poterlo fare.


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