i 5 peccati imperdonabili del Freedom Of Information Act

Ciao,

ad oggi non c’è neppure l’ombra del decreto approvato due settimane fa dal Consiglio dei ministri sul diritto di accesso alle informazioni in possesso della Pubblica amministrazione. Non è paradossale che una norma sulla trasparenza sia tenuta nascosta per tutto questo tempo?

Da da ciò che è trapelato sulla stampa, il Freedom of Information Act all’italiana (FOIA) è sbagliato e contiene almeno 5 peccati che non possono essere perdonati.

  1. Ci aspettavamo una riforma che riordinasse l’intricato quadro normativo dell’accesso civico e, invece, la nuova legge affiancherà quelle precedenti, aumentando il caos e la discrezionalità da parte dei funzionari pubblici. E la discrezionalità ci terrorizza perché siamo convinti che sia uno dei mali alla base della corruzione.

  2. Le informazioni coperte da segreto si moltiplicano (le cosiddette eccezioni). In sostanza si fa prima a elencare i pochi dati accessibili che quelli protetti.

  3. La mancata risposta per 30 giorni equivarrà a un no e l’amministrazione non avrà alcun obbligo di giustificare il perché della sua decisione. Basta beccare un funzionario di cattivo umore e si perderà di fatto il diritto all’accesso.

  4. E per di più, nella totale assenza di sanzioni per quell’amministrazione che negherà l’accesso senza una ragione, l’unico modo che il cittadino avrà di difendersi sarà ricorrere alla giustizia amministrativa (il T.A.R.). A sue spese, ovviamente.

  5. Infine, sempre a proposito di portafoglio: poiché l’accesso civico è un diritto non dovrebbe prevedere costi da parte del cittadino. Invece, nonostante le promesse del ministro Madia, il FOIA del governo parla genericamente di “rimborso del costo sostenuto dall’amministrazione”. Ma a quanto ammonterà questa cifra e come verrà calcolata non ci è dato sapere.

Abbiamo pochissimi giorni, prima che scada la delega al governo il 28 febbraio, per far capire che questa non è la norma sulla trasparenza di cui il nostro Paese ha bisogno.
Siamo già 50.000 cittadini a sostenere la petizione: aiutaci a far modificare il decreto e a dare all’Italia un Freedom of Information Act che davvero ci permetta di sapere, ad esempio, dove ancora si trova l’amianto o quanto lo Stato spende per pagare i vitalizi per i politici.

È un nostro diritto. 

Diffondi e fai firmare: www.riparteilfuturo.it/foia4italy

 

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